Konrad Lorenz - Le mie perenni compagne

Konrad Lorenz e Cioc
Konrad Lorenz e Cioc

Io mi accosto alla finestra per osservare il singolare gioco delle taccole con il vento. 
Giuoco? Sì, giuoco nel vero senso della parola: dei movimenti praticati per puro piacere, senza alcuno scopo determinato. [...]
E che cosa non fanno col vento queste taccole! A prima vista sembra che il vento si trastulli con loro come il gatto con il topo. Invece le parti sono rovesciate: sono gli uccelli a trastullarsi con la furia degli elementi. Ecco, sembra proprio che gliela diano vinta, che si lascino scagliare dal vento in alto, molto in alto, sembra quasi che cadano in cielo: poi, con un piccolo movimento negligente di un'ala si voltano sul dorso, dal disotto aprono per una frazione di secondo le superfici portanti contro il vento, si lasciano cadere con un'accelerazione molto superiore a quella di una pietra, poi con un altro minuscolo movimento dell'ala ritornano nella posizione normale, e ad ali quasi completamente chiuse si lanciano in una vertiginosa corsa di centinaia di metri contro il vento che vorrebbe sospingerli dalla parte opposta. E tutto ciò non costa loro alcuno sforzo; è lo stesso gigante cieco che compie il lavoro necessario per spingere il loro corpo attraverso l'aria a più di cento all'ora: le taccole non fanno nulla, si limitano a pochi blandi mutamenti di posizione, quasi impercettibili, delle loro ali nere: quale stupendo dominio sulla forza bruta, quale inebriante trionfo del vivente sulle forze elementari dell'inorganico!

 

Tratto da "L'anello di Re Salomone" - Konrad Lorenz - 1967